Redirecting #3

Terzo post su Vita da femmina, il blog dalla pelle rinnovata:

Il seme alato 

Il seme alato nell'agenda

Ricordo, nuovamente, che chiunque ne abbia piacere, può seguirmi, ora, sul nuovo blog. Vi aspetto 🙂

 

Redirecting #2

Primo post su Vita da femmina

A lezione da Nicoletta

bansky_watercan-girl-3

Vi aspetto sul blog dalla pelle rigenerata!

 

Redirecting #1


Il secondo post su Vita da femmina:

#soldi 03mag2013

Peter Breiter CEO  della Raiffeisen Gammesfeld eG bank la banca più piccola del mondo, mentre serve un suo cliente

Vi aspetto sul blog dalla pelle rigenerata!

A presto!

Cambiare pelle

Lo capisci quando è il momento. Ti senti costretta. Impossibilitata.

Lo capisci quando è il momento di cambiare pelle.

Quel momento è arrivato!

Cari amiche e care amiche, d’ora in poi il Blob Blog vestirà la pelle di http://www.vitadafemmina.it/.

Sperando di rincontrarvi tutti , approfitto per ringraziarvi. Per i vostri passaggi. I vostri pensieri. Le vostre parole.

A presto,

Annaccì

Fa bene togliersi un capriccio!

Marachella di Stefano Bottari

Chiacchiere femminili post-prandiali. Digestiva comunione di parole. Davanti un caffè. Mentre  il lavabo e il piano cottura brillano sotto la luce del primo pomeriggio.

«Non stare lì a lucidare» mi aveva detto Palma, la mamma siciliana del mio coinquilino. Una signora alta. Bella.  E mentre lo diceva,  instancabile, lavava la pattumiera dell’umido sul balconcino. «Non dureranno. Tra qualche ora si sporcheranno di nuovo».

Ho seguito il suo consiglio: mi son seduta.  Ormai, avevo finito.  Ma, intanto, pensavo:«Non importa. Niente può contro la soddisfazione di bere il caffè con il lavabo e il piano cottura tirati a lucido».  E, in fondo in fondo, sapevo che anche Palma la pensava come me.

«Dai, appena riscuoti, potrai levarti qualche sfizio» dice, lei, sorseggiando il caffè, mentre la sigaretta si consuma lentamente tra le  dita dell’altra mano.

«Uhm, dubito». Le rispondo, mestamente, pensando ai pochi spiccioli che avrebbero rimpinguato il mio vuoto  portafoglio, l’indomani.

E, allora, sorridendo con nostalgica soddisfazione, Palma mi racconta: «Quando ricevetti il mio primo stipendio- uno stipendio, di 30.000 lire. Allora erano tante!- mi tolsi uno sfizio. A Messina c’è la via dei negozi. E lì puoi trovare i vestiti, le scarpe e le borse più belle della città. E le più costose -allora, le cose costavano perché erano belle, non perché erano di marca-. Quel giorno, con lo stipendio in borsa ancora caldo, non guardai solo le vetrine. Presi coraggio ed entrai in uno di quei negozi. Lì, vidi e provai un paio di scarpe. A righe sottili, bianche e nere. Estive. Col tacco alto, alto così» dice allargando il pollice e l’indice. «A breve, ci sarebbe stato il matrimonio di mia cugina. E le ho comprate! E per comprarle ho speso 30.ooo lire! Tutto il mio stipendio!»

E, mentre racconta, gli occhi, neri come olive, le si accendono. E quel sorriso di nostalgica soddisfazione, si trasforma nel risolino di una bambina che ha appena rubato il biscotto dalla dispensa.

«Ho fatto una pazzia! Ma su quelle scarpe sono andata ad un sacco di matrimoni. E le conservo ancora.  Non posso indossarle, già da tempo, ma ogni tanto le guardo. Le guardo e ripenso a quella pazzia».

«Dovresti farlo anche tu. Fa bene togliersi un capriccio!»

Buona giornata dell’acqua!

Link al corto

“Abuela Grillo” clicca  sull’immagine per guardare il video

In principio, la nonna del popolo ayoreo era un grillo chiamato Direjnà.  Nonna Grillo era la signora dell’acqua e dovunque ella si trovasse, c’era la pioggia. I nipoti le chiesero di andare via e, quando lo fece,  iniziarono giorni di afa e siccità. Nonna Grillo decise, allora, di vivere in cielo e, da lì, avrebbe lasciato cadere la pioggia, ogni volta che qualcuno avesse raccontato la sua storia. 

Questo il mito cui si ispira un corto, tenero e commovente.  Un corto che traendo forza dalle origini, racconta una storia attuale: la lotta del popolo boliviano contro la privatizzazione dell’acqua. Una lotta che è di tutti.

Buona visione e buona giornata dell’acqua! 

 

Blob Notes #21Mar2013

Compleanno-Chagall

Pausa sigaretta, salutando l’ultimo giorno d’inverno.

Dall’altra parte della strada, due giovani innamorati. In pausa. Come me.

Lei ha la faccia di una “Sara”. Lui, di un “Giovanni”.

Sara e Giovanni indugiano, sotto la pioggia, scambiandosi sguardi, sorrisi, baci.

Infiniti attimi di tenerezza, rubati all’incalzante routine di un mercoledì come tanti.

Tic tac. Tic Tac. Tic tac. Tic (ancora uno sguardo, ancora un sorriso, ancora un bacio, ancora un…) tac!

La routine tiranna li costringe a prendere direzioni opposte.

Sara, però, continuando a camminare, si volta. Sorridendo. Per rubare ancora un attimo. Sperando in un altro sguardo, un altro sorriso, un altro bacio.

Speranza vana.

Sara, allora, si arrende al tac. Continua a camminare verso la sua routine. Ma le va incontro, sempre, sorridendo. Felice di aver prolungato quegli attimi di infinita tenerezza. Anche solo per guardare Giovanni allontanarsi.

Ritorno anch’io, allora, alla routine tiranna. Ma anch’io, come Sara, le vado incontro sorridendo.

Blob Notes #12Mar2013

«Mi chiamo Sara e sono una busta di plastica. Così posso volare! »

-Sara, 10 anni, durante un laboratorio sull’ambiente-

«… E questa busta era lì; danzava, con me. Come una bambina che mi supplicasse di giocare. Per quindici minuti. È stato il giorno in cui ho capito che c’era tutta un’intera vita, dietro a ogni cosa. E un’incredibile forza benevola che voleva sapessi che non c’era motivo di avere paura. Mai…»

Ricky in American Beauty

Donne del giorno dopo.

Osservatorio LaboDif Past and Present n.14

Foto tratta da Labodif

«Penelope lo sa cosa posso o non posso mangiare. E me lo dice. Dovresti vedere come si muove felice, quando mangio i dolci!». Racconta Lei, bella, mentre si accarezza il ventre, pieno di vita.

Davanti lo specchio del bagno. Bella. Impegnata nel suo rituale quotidiano. Pochi gesti. Semplici e pieni. Gli stessi, da sempre. Un paio di colpi di spazzola. Lenti e amorevoli. Due pettinini incastonati tra i capelli lunari.  E, infine, quattro gocce di colonia. Quella nel flacone verde petrolio. Talcata. Fresca. Una goccia su un polso. Una, sull’altro. E ancora altre due. Una per ogni lato del collo.

Sulla poltrona in cucina. Bella, Lei, mentre racconta un momento di tenerezza, di un matrimonio di altri tempi.  «Io il viaggio di nozze lo volevo fare. E l’ho fatto. Siamo andati a Roma a vedere il Papa. In piazza c’erano taaaaaaante spose, come me. Io non riuscivo a vederlo, il Papa. Allora, lui mi prese in braccio». E ricordando, le si illuminano gli occhi. Di  una luce così calda, così viva che, neanche le spesse lenti dei suoi grandi occhiali, possono schermare.

Bella, Lei, a mani giunte. Assorta. Serena. Perché sta parlando con Dio. Per noi. Per chi ci sta vicino. E per Giorgia, la gattina di casa.

Belle anche Lei, mentre, inarcando il sopracciglio, allargando le narici e con gli occhi più celesti del solito, racconta la sua corsa in treno, verso un sogno che credeva perduto.

Belle, tutte, quando si commuovono, loro malgrado. Belle, quando trasformano i loro demoni in sorrisi. Belle, quando, puntando la testa sulla tua schiena ti dicono: «goditi questo gesto, perché c’è tutto il mio affetto».