Buona giornata dell’acqua!

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“Abuela Grillo” clicca  sull’immagine per guardare il video

In principio, la nonna del popolo ayoreo era un grillo chiamato Direjnà.  Nonna Grillo era la signora dell’acqua e dovunque ella si trovasse, c’era la pioggia. I nipoti le chiesero di andare via e, quando lo fece,  iniziarono giorni di afa e siccità. Nonna Grillo decise, allora, di vivere in cielo e, da lì, avrebbe lasciato cadere la pioggia, ogni volta che qualcuno avesse raccontato la sua storia. 

Questo il mito cui si ispira un corto, tenero e commovente.  Un corto che traendo forza dalle origini, racconta una storia attuale: la lotta del popolo boliviano contro la privatizzazione dell’acqua. Una lotta che è di tutti.

Buona visione e buona giornata dell’acqua! 

 

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Voto utile o astensione?

ellekappa 22feb2013

ellekappa 22feb2013

Ho optato per l’astensione. Una decisione ragionata. Consapevole. Alle spalle ha un bilancio. Il classico bilancio costi-benefici. E uno spirito non certo arrendevole. No. Né tanto meno vittimista. Uno spirito, bensì, propositivo. Costruttivo.

Costi. Quello del biglietto-sono fuori sede. Anche se ridotto, è un costo che pesa sul bilancio mensile di chi, come me, non ha un lavoro. Perché sostenerlo?

E veniamo ai benefici. Per esercitare il diritto-dovere di voto. Nobile e preziosa espressione di democrazia. Ci ho sempre creduto. Ci credo ancora. Ma non con questo sistema elettorale. Non con questo sistema partitico. Non con questi partiti. Non con questi programmi (?). L’offerta e le regole non mi rappresentano in alcun modo. E al pensiero di mettere una X, ancora una volta, in corrispondenza del meno peggio, mi provoca uno scompenso interiore.

E fin qui, niente di nuovo, direbbe, a ragione qualcuno. Tutti alibi dietro cui si nasconde un atteggiamento qualunquista e de-responsabilizzante.

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Sondaggio: il BlobOscar al miglior colloquio va a…

Ansia pre-colloquio? I dispensatori di consigli del tipo “sii te stesso/a, ma non troppo” vi provocano più irritazione che il resto? Propongo una strategia meno performante (forse), ma sicuramente più divertente: il buon vecchio cinema.

Di seguito cinque colloqui di lavoro tratti da alcune note pellicole. Votate il vostro preferito!

Renato Pozzetto in “Il ragazzo di campagna”

Spud in “Trainspotting”

Ted in “Ted”

Robert Deniro in “Taxi Driver”

Stefano Accorsi in “Santa Maradona”

Cronistoria di un colloquio di lavoro.

«A seguito del ricevimento del suo CV in risposta ad un nostro recente annuncio ho il piacere di invitarLa ad un incontro di approfondimento della Sua candidatura». 

Un colloquio, un colloquio! Ok. Calma e sangue freddo. Quando ho inviato la candidatura? E soprattutto a quale dei tanti annunci? Di quale azienda si tratta? Consulto il foglio Excel “Cv inviati”: il mio orgoglio!  Gongolando per la mia metodicità, cerco e trovo: è un’assicurazione. Uhm. Va bene. Freno i pregiudizi e studio l’azienda.  Attenzione ai bisogni e al budget del cliente. Ok, pare che il cliente sia anche una persona. Focus su fiducia e onestà. Oh, guarda un po’, ha anche un codice di condotta. Ok, sembra eticamente sostenibile. Mi piace, è diversa dalle altre assicurazioni. Coscienza a posto. Più o meno.

Studio la posizione. Doti relazionali, leadership, attitudine imprenditoriale. Uhm. Ok, non mi devo limitare. Ripenso alle mie esperienze. Tutte. E via col consueto bilancio delle competenze. Ok. Continua a leggere

La rivoluzione è femmina!

Immagine tratta da Labodif, istituto che ricerca, forma e comunica, secondo il pensiero della differenza.

Io lo so che non sono sola.
(Bambina fa la sua coreografia per One billion rising. Siamo alla Biblioteca Nazionale di Bucarest, in Romania, ieri 14 febbraio 2013. La Romania, stato dell’Unione Europea, non ha ancora strumenti legali per combattere la violenza maschile domestica, e dunque la polizia non può intervenire se gli atti violenti avvengono nella casa della ‘coppia’).
Photograph: Vadim Ghirda/Ap
Osservatorio LaboDif Dialogues n.11
[Immagine e didascalia tratta da Labodif, istituto che ricerca, forma e comunica, secondo il pensiero della differenza]

 Guardo e riguardo le migliaia di femmine danzanti nel mondo- non ho potuto partecipare al flash-mob, purtroppo. Avevo un colloquio. Ma questa è un’altra storia- .

Le guardo e le riguardo, per vivere e rivivere la bellezza della loro energia, dei loro sorrisi. Che è anche la mia e che sono anche i miei. E mi emoziono. Mi emoziono fino a piangere. E me le concedo, le lacrime. Faccio di più, me le godo.

Piango perché sento.

Sento la forza. La forza femmina. La forza della relazione. Quella che mi lascia sentire, vividamente, la sofferenza di una femmina che non ho mai conosciuto. La forza che mi lascia sentire, attraverso gli occhi di un’altra femmina, il mio potere.

Il potere femmina. Quello di creare bellezza dalla sofferenza. 

Piango, perché migliaia di femmine, danzando, hanno sfoderato la loro forza, il loro potere. Hanno creato, insieme, bellezza dalla sofferenza. Piango perché, qualunque cosa sia accaduta o accada, non sono sola.

Femmine di tutto il mondo, quindi, danzate, danzate. Ovunque voi danzerete, non danzerete mai da sole. 

I lupi urbani di Flogsta.

L'urlo di Munch

Accade in Svezia. A Flogsta, per la precisione. Un quartiere di Uppsala.

Ogni sera alle 22:00, gli studenti spalancano la finestra e urlano. A squarciagola. Quasi fossero dei lupi. Dei lupi urbani.

Perché lo facciano? Non è dato saperlo. Il web vocifera che si tratti di una sorta di commemorazione di un suicidio per stress da studio. L’effetto, in ogni caso, è suggestivo, inquietante. E per quanto goliardico, lo trovo un rito antropologicamente affascinante.

Uno sfogo catartico e primordiale. Mi viene in mente un altro urlo. Senza dubbio più celebre. Quello di Munch. Che sia un caso che il pittore dell’angoscia fosse di quelle parti?

Non rimane che ascoltarli, quindi, gli studenti di Flogsta.

 «State a sentirli, i figli della notte! Questa è la loro musica! ». Direbbe il conte Dracula.

Bilanci e buoni propositi: un “cv autentico”

31 dicembre. Giorno di bilanci e buoni propositi. Dicono. Forse è per questo che ho aperto il file contenente il mio curriculum vitae. Quello, recentemente, rivisitato. Quello che ho rinominato “cv creativo”.

Bisogna fare la differenza, dicono. E, quindi, ho osato: impaginazione dinamica, loghi colorati e, alla faccia dell’autarchia linguistica, espressioni american style sparse qua e là.  Mi sono divertita, non c’è che dire. Ma niente risposte. Ancora. E soprattutto, lo leggo e lo rileggo, ma del “corso della mia vita” non c’è che una pallida parvenza. Ancora.

Una poesia circola, ultimamente, nella blogosfera. “Scrivere un curriculum” di Wislawa Szymborska. Il tasso di disoccupazione giovanile deve averla resa popolare.

Recita così:
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