Donne del giorno dopo.

Osservatorio LaboDif Past and Present n.14

Foto tratta da Labodif

«Penelope lo sa cosa posso o non posso mangiare. E me lo dice. Dovresti vedere come si muove felice, quando mangio i dolci!». Racconta Lei, bella, mentre si accarezza il ventre, pieno di vita.

Davanti lo specchio del bagno. Bella. Impegnata nel suo rituale quotidiano. Pochi gesti. Semplici e pieni. Gli stessi, da sempre. Un paio di colpi di spazzola. Lenti e amorevoli. Due pettinini incastonati tra i capelli lunari.  E, infine, quattro gocce di colonia. Quella nel flacone verde petrolio. Talcata. Fresca. Una goccia su un polso. Una, sull’altro. E ancora altre due. Una per ogni lato del collo.

Sulla poltrona in cucina. Bella, Lei, mentre racconta un momento di tenerezza, di un matrimonio di altri tempi.  «Io il viaggio di nozze lo volevo fare. E l’ho fatto. Siamo andati a Roma a vedere il Papa. In piazza c’erano taaaaaaante spose, come me. Io non riuscivo a vederlo, il Papa. Allora, lui mi prese in braccio». E ricordando, le si illuminano gli occhi. Di  una luce così calda, così viva che, neanche le spesse lenti dei suoi grandi occhiali, possono schermare.

Bella, Lei, a mani giunte. Assorta. Serena. Perché sta parlando con Dio. Per noi. Per chi ci sta vicino. E per Giorgia, la gattina di casa.

Belle anche Lei, mentre, inarcando il sopracciglio, allargando le narici e con gli occhi più celesti del solito, racconta la sua corsa in treno, verso un sogno che credeva perduto.

Belle, tutte, quando si commuovono, loro malgrado. Belle, quando trasformano i loro demoni in sorrisi. Belle, quando, puntando la testa sulla tua schiena ti dicono: «goditi questo gesto, perché c’è tutto il mio affetto».

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Sondaggio: il BlobOscar al miglior colloquio va a…

Ansia pre-colloquio? I dispensatori di consigli del tipo “sii te stesso/a, ma non troppo” vi provocano più irritazione che il resto? Propongo una strategia meno performante (forse), ma sicuramente più divertente: il buon vecchio cinema.

Di seguito cinque colloqui di lavoro tratti da alcune note pellicole. Votate il vostro preferito!

Renato Pozzetto in “Il ragazzo di campagna”

Spud in “Trainspotting”

Ted in “Ted”

Robert Deniro in “Taxi Driver”

Stefano Accorsi in “Santa Maradona”

La rivoluzione è femmina!

Immagine tratta da Labodif, istituto che ricerca, forma e comunica, secondo il pensiero della differenza.

Io lo so che non sono sola.
(Bambina fa la sua coreografia per One billion rising. Siamo alla Biblioteca Nazionale di Bucarest, in Romania, ieri 14 febbraio 2013. La Romania, stato dell’Unione Europea, non ha ancora strumenti legali per combattere la violenza maschile domestica, e dunque la polizia non può intervenire se gli atti violenti avvengono nella casa della ‘coppia’).
Photograph: Vadim Ghirda/Ap
Osservatorio LaboDif Dialogues n.11
[Immagine e didascalia tratta da Labodif, istituto che ricerca, forma e comunica, secondo il pensiero della differenza]

 Guardo e riguardo le migliaia di femmine danzanti nel mondo- non ho potuto partecipare al flash-mob, purtroppo. Avevo un colloquio. Ma questa è un’altra storia- .

Le guardo e le riguardo, per vivere e rivivere la bellezza della loro energia, dei loro sorrisi. Che è anche la mia e che sono anche i miei. E mi emoziono. Mi emoziono fino a piangere. E me le concedo, le lacrime. Faccio di più, me le godo.

Piango perché sento.

Sento la forza. La forza femmina. La forza della relazione. Quella che mi lascia sentire, vividamente, la sofferenza di una femmina che non ho mai conosciuto. La forza che mi lascia sentire, attraverso gli occhi di un’altra femmina, il mio potere.

Il potere femmina. Quello di creare bellezza dalla sofferenza. 

Piango, perché migliaia di femmine, danzando, hanno sfoderato la loro forza, il loro potere. Hanno creato, insieme, bellezza dalla sofferenza. Piango perché, qualunque cosa sia accaduta o accada, non sono sola.

Femmine di tutto il mondo, quindi, danzate, danzate. Ovunque voi danzerete, non danzerete mai da sole. 

I lupi urbani di Flogsta.

L'urlo di Munch

Accade in Svezia. A Flogsta, per la precisione. Un quartiere di Uppsala.

Ogni sera alle 22:00, gli studenti spalancano la finestra e urlano. A squarciagola. Quasi fossero dei lupi. Dei lupi urbani.

Perché lo facciano? Non è dato saperlo. Il web vocifera che si tratti di una sorta di commemorazione di un suicidio per stress da studio. L’effetto, in ogni caso, è suggestivo, inquietante. E per quanto goliardico, lo trovo un rito antropologicamente affascinante.

Uno sfogo catartico e primordiale. Mi viene in mente un altro urlo. Senza dubbio più celebre. Quello di Munch. Che sia un caso che il pittore dell’angoscia fosse di quelle parti?

Non rimane che ascoltarli, quindi, gli studenti di Flogsta.

 «State a sentirli, i figli della notte! Questa è la loro musica! ». Direbbe il conte Dracula.

Gossip sul discorso di Jodie Foster?! Vi prego no!

Scorrevo la galleria fotografica di Repubblica.  Distrattamente. Senza troppo pretese. Alla ricerca di una notizia farlocca. Di una foto in bianco e nero. Di uno stupido sorriso che illuminasse un mio black out mattiniero.

E, invece, ho trovato questo: Gossip, sarebbe Mel Gibson il padre biologico dei figli di Jodie Foster.

Intendiamoci. Non ho nulla contro il gossip in sé, ma questa non la dovevano proprio fare.

Torniamo indietro. Di appena una settimana. Cerimonia dei Golden Globe. Jodie Foster vince il prestigioso premio alla carriera Cecil B. DeMille. Seguono sette minuti di brillante e sobria autenticità che stanno allo star system come l’acqua nel deserto. Sette minuti di brillante e sobria autenticità a cui la stampa ha subito affibbiato un’etichetta. Riduttiva, superficiale e banale, come solo le etichette sanno essere. E, così, quei sette minuti di brillante e sobria autenticità sono diventati il “Coming out di Jodie Foster”.

Se la vogliamo dire tutta, i coming out, in realtà sono stati almeno quattro.

Il primo: I’m fifty! I’m fity! Urlato. Trionfante. Davanti una platea botulinata e ceronata.

Il secondo:«I aaamm…single». Solennemente ironico. Argutamente spiazzante. Spiazzante per tutti quelli che-giornalisti, associazioni gay, fan-si aspettavano almeno una parolina magica: “omosessuale”, “lesbica”. Sorry. Niente di tutto questo, perché, continua, l’attrice «il mio coming out l’ho fatto mille anni fa, nell’età della pietra, nei tempi in cui una ragazzina fragile si confessava prima con gli amici più fidati,gli amici, i colleghi, e poi – sempre più orgogliosamente – con chiunque la conoscesse, anzi, con chiunque incontrasse. 

Il terzo. Riduttivo, persino definirlo coming out: «Non potrei mai stare qui senza rendere omaggio a uno dei più grandi amori della mia vita, la mia eroica co-genitrice, la mia ex partner in amore e sorella dell’anima per la vita, il mio confessore, compagno di sciate e consigliere, la mia migliore amica da venti anni e per sempre, Cydney Bernard. Grazie, Cyd».  Una dichiarazione d’amore, piuttosto. La dichiarazione di  un amore così totale e totalizzante da non poter essere categorizzato.

Il quarto. Un’altra dichiarazione d’amore. Disperatamente tenera. Intensamente delicata.  «Mamma, lo so che sei nascosta da qualche parte dietro quegli occhi blu, e che ci sono molte cose che non capirai stasera, ma ecco l’unica che conta: ti voglio bene, ti voglio bene, ti voglio bene. E spero che, se lo dico tre volte, magicamente ti entrerà nell’anima e ti darà la gioia di sapere che hai fatto bene, nella vita. Sei una grande mamma. Ricordalo e portalo con te, quando sarai pronta per andare».

Capite cosa intendevo per brillante e sobria autenticità? Capite la mia indignazione di fronte alla spasmodica curiosità su chi possa essere il padre biologico dei  figli di Jodie Foster?

Cari giornalisti, quindi, fate pure gossip, ma, vi prego, vi scongiuro, non insudiciate questi momenti di rara bellezza!

Non ho soldi in casa, ma ti preparo la cena

Mesagne ladro in casa per fame e gli prepara la cena

Una vecchina. Da sola. In casa.  Di notte.

Rumori in cucina.

La vecchina scende. Per controllare.

Vi trova un giovane.

«E tu chi sei?»

«Ho fame e ho bisogno di mangiare. Dammi i soldi che hai in casa perché mi devo comprare qualcosa»

«Non ho soldi in casa perché sono una pensionata. Tuttavia, se davvero hai fame, posso accontentare questa tua richiesta e cucinarti qualcosa».

Spaghetti e pomodoro. Una fettina di carne. In padella. Con un filo d’olio.

Saziatosi, il giovane va via.

«Grazie».

La vecchina chiude la porta. Quella che il giovane aveva scassinato.

Torna a dormire.

Niente fucili. Coltelli. O mazze da baseball. Come si vede nei film americani.

Spaghetti, pomodoro e una fettina di carne. Con un filo d’olio.

http://www.quotidianodipuglia.it/articolo.php?id=244996

Blobajer: post speciale sulla fine del mondo.

24 novembre 2012. Il video di Gangam style è il video più visto in assoluto.

PERCHÉ?

Condividendo lo smarrimento mondiale, un giovane studioso della Giacobbard University è andato in fondo alla questione. Grazie ai preziosi contributi forniti dalla Squadra Giacobbard – nota per aver ricevuto, nel 2011, un Ig-nobel collettivo- William Reloy ha elaborato un’inquietante ipotesi: Gangam Style sarebbe il chiaro segno dell’apocalisse imminente.

Iniziano le nostre indagini. Ci sono testimoni da ascoltare, prove da esaminare e ipotesi da valutare. E tutto ciò che deve essere visto, sarà mostrato. A BLOBAJER! ADESSO!

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