Da Booksniffer a Ereader: magia di Natale!

Booksniffer

Busta argentata e sbrilluccicante.

Proprio come piace a me.

Oh, anche anche il bigliettino: «Alla fine ho deciso di regalarteli tutti, Buon Natale». Uhmm, criptico il bigliettino.

Lo decifrerò poi.

L’adrenalina da spacchettamento è in circolo, sono già con la testa nella busta.

Dentro, un cofanetto nero, elegante, marchiato Amazon.

Mi piace.

Lo giro, lo rigiro «Come si apre sto coso?». Alla fine, l’illuminazione. Eterodiretta, ovviamente: devi strappare qui.

Ah, ok. Apro il cofanetto, nero, elegante e marchiato Amazon e,  comodamente disteso, vi trovo, uno schermino, nero elegante, marchiato…kindle.

KIIIN-DOL. Suono dolce. Sa di cioccolato. Come gli ovetti.

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Piero Angela: Babbo Natale esiste.

Babbo Natale in Bansky Style -grazie a ILLUSTRATI http://www.facebook.com/ILLUSTRATI.logos -

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21 dicembre 2012. Scampata la fine del mondo, La Repubblica titola così: Piero Angela: «Babbo Natale esiste» 

E Puff. Un salto nel passato. Al lontano 1996. Era una sera come tante. Io stravaccata su una poltrona. Mio padre stravaccato sull’altra. Entrambi davanti la TV.  Natale era trascorso da poco, ma ancora non sapevo che sarebbe stato il mio ultimo, vero, Natale.

« Papà»

«Dimmi».

«Babbo Natale esiste?»

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Castelli di sabbia: solo un gioco?

Scavando nei ricordi, tra le spensierate estati d’infanzia, chi può non annoverare i castelli di sabbia. Piccole grandi opere curate con premura, accortezza e…fatica. Costruire un castello di sabbia richiede, infatti, scrupolosi sopralluoghi, innate doti ingegneristiche, architettoniche, tempra fisica da manovale e tanta tanta fantasia. E tutto questo per un’opera, bella, unica, irripetibile, ma decisamente precaria. Tante, infatti, le possibile sciagure. Un’ondata inaspettatamente energica. La pedata maldestra di un bagnante distratto. O la pedata decisa e compiaciuta di un bambino dispettoso, forse invidioso. Perché, allora, tanto impegno? Perché è proprio nella sua caducità che risiede il fascino del castello di sabbia.

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(Non)Vacanze urbane: il fascino dei cinema all’aperto

Estate critica, quella del 2012. Attendendo le accettate della spending-review, molti italiani optano per la vacanza urbana. Un’apparente non vacanza che potrebbe rivelare, di fatto, piacevoli sorprese.  Sorprese che la città offre, a noi vacanzieri urbani,  per lasciarsi godere. Per lasciarsi, semplicemente, vivere. Già. D’estate la città si lascia vivere. Quegli stessi spazi che la gelida routine invernale ci costringe ad attraversare velocemente, distrattamente, il ritmo dilatato della calura estiva ci costringe a viverli, assaporarli. Lentamente, pienamente.  Spetta a noi, vacanzieri urbani, cogliere le sorprese che la città ci offre. Trasformandoci in turisti nella nostra città, entrando in quel museo, in quella chiesa che avremmo sempre voluto visitare. Allungando il tragitto per imboccare vicoli mai percorsi, per ammirare scorci mai visti. La vacanza è vacanza solo se noi vogliamo che sia vacanza.

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