Guerrilla election

Per chi non se ne fosse accorto, il 24 e il 25 febbraio tocca votare. Stamattina, quindi, ho inforcato i miei occhiali e  mi son detta: «Devo informarmi! Devo adempiere al mio dovere di cittadina!».

Ma, ahimè, saltando tra dichiarazioni ed editoriali, la ricerca mi è un po’ sfuggita di mano. Sono rimasta intrappolata nella rete virale delle campagne elettorali underground. Quelle alternative. Quelle guerrilla.

È facile rimanerci intrappolati, tra continui rimandi e ripubblicazioni. È facile rimanerci intrappolati, se a guidarti è la vocina dell’antipolitica, che a stento cerchi di zittire. Ma, forse, è  facile soprattutto perché, in fondo, non ci resta che ridere. O meglio, sorridere. O, ancora meglio, ghignare.

Il fortunato meno peggio a cui concederò, coscienziosamente, il mio prezioso voto, arriverà. Nel frattempo, voterò il cattivo. Si, il cattivo. Uno di quei cattivi coerenti. Quelli che promettono ciò che poi sono sicuri di mantenere. Mi riferisco all’iniziativa “Vota il cattivo”, lanciata da tre grafici/web designer/amici.  Mai votare, fu così facile. Basta cliccare sul like, in corrispondenza del logo del cattivo che più vi aggrada.

Personalmente, ho votato il Joker. Perché, «se te ne devi andare, va con un sorriso».

Vota il cattivo

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4 pensieri su “Guerrilla election

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