Una violenza insensata?

Vauro: L’11 settembre spiegato ai nostri figli http://vauro.globalist.it/

«Una violenza insensata».  Questa, una delle prime dichiarazioni di una Hillary Clinton attonita, incredula.

Una violenza insensata perché « è stata tolta la vita a persone che erano impegnate ad aiutare il popolo libico a costruire un futuro migliore per il loro Paese» [cit. H. Clinton]

Una violenza insensata, perché priva di un movente ufficiale, certo. Che sia stata davvero la risposta a quel film blasfemo di cui si dubita persino l’esistenza? Che sia stata una ritorsione per l’uccisione del numero 2 -libico-di Al-Qaeda?



Una violenza insensata, almeno per chi assiste dall’altra sponda del Mediterraneo o dall’altra parte dell’oceano. Un atto violento, però, non può rimanere senza senso. Non è razionalmente accettabile. Occorre trovargli un senso e in fretta! E quindi, l’America se le cerca! sentenzia qualcuno.  É anche colpa del colonialismo italiano, se adesso stanno così male! aggiunge qualcun altro. I soliti musulmani: fanatici e violenti! Avremmo fatto bene a lasciarli in mano a Gheddafi! risponde il cinico di turno. Si, però anche i cattolici hanno ucciso in nome di Dio! aggiunge prontamente l’anticlericale. Commenti a caldo, di pancia, quelli che circolano per il web, in questi giorni. Commenti insensati, quasi quanto la violenza che ambiscono chiarire.

Il cruento attacco all’ambasciata statunitense a Bengasi è, in realtà, meno insensato di quanto possa sembrare. Nella Libia post-geddafiana, non  è certo difficile procurarsi un lanciarazzi. L’ex arsenale del Colonnello è ancora nelle mani delle milizie rivoluzionarie che il potere centrale, praticamente inesistente, non è in grado di disarmare. Un contesto ideale per i jiadisti che, camuffandosi tra i miliziani rivoluzionari o, addirittura, tra quelli “ufficiali,” possono arraffare armi e agire indisturbati. E tutto questo in una Libia alla ricerca di un’identità e, soprattutto, di un’unità mai conosciuta, divisa com’è tra spinte indipendentiste regionali e conflitti inter-etnici.

Che il fantomatico film dell’altrettanto fantomatico regista/truffatore californiano/israeliano/egiziano-copto/[…] abbia innescato la miccia? Per quanto grottesco e paradossale, anche questo sembra avere un senso.  Il film è, indubbiamente, un pretesto. In Libia come in Egitto e in tutti gli altri focolai di proteste. In Libia, la protesta si inserisce nel generale clima di anarchia armata, di cui sopra. In Egitto, si innesta sul conflitto di potere tra i gruppi salafiti e i Fratelli Musulmani. In Sudan, è un’occasione colta al volo dal dittatore Bashir, come distrazione dalla povertà dilagante. Un pretesto, quindi, ma non si può fare a meno di notare che, la blasfemia occidentale tenda ad avere una presa micidiale sulla comunità islamica. Il plot cui assistiamo in questi giorni è tristemente noto: si offende Maometto, bandiere e  ambasciate bruciano e la vita dei responsabili, o di chi per loro, salta. Un pretesto, quindi, indubbiamente efficace. Efficacia incomprensibile ai nostri occhi, abituati a veder dissacrato, quanto di più sacro possa esistere.  La libertà di espressione, i diritti umani in generale, però,  sono concetti, valori culturalmente determinati. La loro universalità è una forzatura, concedetemi il termine, “occidentalocentrica”. Non è scontata la loro assimilazione in una cultura comunitaria e religiosa, come quella islamica.

Gli entusiastici discorsi sul dialogo tra civiltà, quindi, non sono tanto dissimili dai catastrofici discorsi sullo scontro tra civiltà: entrambi si fondano su parametri di giudizio relativi spacciati per assoluti. Ammettere l’esistenza di differenze culturali e ammetterne la loro problematicità è un passo indispensabile, per instaurare relazioni internazionali politicamente ed economicamente efficaci. Un passo che le primavere arabe hanno reso improcrastinabile.

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4 pensieri su “Una violenza insensata?

  1. Pienamente d’accordo..è assurdo come i media facciano vedere, e quindi riflettere solo sulla violenza e non sui retroscena, né tanto meno sull’esigeza di instaurare una rapporto di convivialità tra culture, religioni ed etnie. La sfida, in questi anni, sarà proprio questa: includere, invece che escludere; rispettare, invece di ghettizzare; imparare a dialogare con culture diverse avendo coscienza di come ci si rapporta in questo contesto; ma soprattutto l’EMPATIA..fortuna evolutiva dell’Uomo e causa della sua superiorità all’interno delle specie animali, che però sta via via svanendo..

    • Gabriele, grazie per la partecipazione 🙂
      La violenza fa titolo. Purtroppo però, è un aspetto presente in vicende, di questo tipo. Accanto all’empatia e allo sforzo ideale, credo che sia doveroso un lucido realismo che permetta di vedere i problemi. Le differenze culturali sono innegabili e sono certamente affascinanti, ma altamente problematiche. Io stessa faccio fatica a concepire ‘eventualità di una soluzione, ma negare il problema, presi dall’entusiasmo e dai buoni sentimenti, di certo, non aiuta. .

  2. Si ricade nella visione “eucumenica” prettamente occidentale…bisognerebbe chiedersi perché l’uomo abbia sentito il bisogno della religione.Poi chiedersi del perché alcune religioni riescano a “proliferare” in determinte aree geografiche.Ritengo,che l’empatia sia una funzione corticale,quindi indissolubilmente legata all’ambiente sociale formante l’individuo,non esiste un grado assoluto di empatia.Complimenti per l’articolo chiaro ed incisivo.

    • Gentile Doctor K, la ringrazio per i complimenti.
      Ci sono alcune religioni che proliferano in aree geografiche molto estese, si rischierebbe di fare delle generalizzazioni poco rigorose. Ragionando per macro aree e per tendenze, però, si potrebbe indagare su affascinanti intrecci tra influenze storiche, geografiche, antropologiche e religiose.
      Per quanto riguarda l’empatia, certamente il grado e il tipo di empatia dipende molto dagli stimoli che riceviamo dall’ambiente sociale. In ogni caso, credo che l’empatia salverà il mondo o, almeno, potrebbe salvarlo 😉 La mia è una vera e propria fede, ognuna ha la sua 😉
      Concludo ringraziandola, inoltre, per l’opportunità di confronto offertami.

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